Verso il Parco transfrontaliero del Kgalagadi

Stanotte la temperatura era particolarmente rigida e stamattina uscire dal piumino è stata una prova di forza, in ogni caso ci siamo svegliati all’alba per godere appieno della giornata; oggi ci attende il Parco Transfrontaliero del Kgalagadi.

Durante la notte abbiamo sentito un rumore di zoccoli che sembravano troppo pesanti per essere quelli delle antilopi, abbiamo spiato e abbiamo visto un gruppetto di cavalli che galoppavano verso l’ignoto; chissà da dove arrivavano.

Dopo una rapida colazione partiamo alla volta del Kgalagadi, un parco selvaggio e relativamente poco battuto dal turismo di massa.

Chiudiamo il cancello del campeggio alle nostre spalle, per evitare che le antilopi fuggano dalla farm e si disperdano nel deserto circostante, e imbocchiamo la strada sterrata che ci porterà fino al gate di Mata-Mata.

La strada sembra sia stata appena battuta, infatti è sterrata ma è liscia come l’asfalto.

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Negli specchietti vediamo la lunga scia di polvere che alziamo al nostro passaggio; quando incontriamo un veicolo, che proviene in senso contrario, mangiamo letteralmente la polvere e non vediamo nulla, sembra di essere nella nebbia.

Lungo la strada, sui rami degli alberi, notiamo dei giganteschi nidi, ci fermiamo per osservarli meglio, sono dei veri e propri condomini costruiti dai tessitori sociali; a volte raggiungono delle dimensioni e un peso tale da rompere il ramo su cui si appoggiano.

Percorriamo circa 200 chilometri in poco meno di due e mezza e giungiamo al gate del parco, il Mata Mata Gate, questo è anche il confine di stato della Namibia, perciò facciamo l’uscita dalla Namibia, ma, per l’ingresso in Sudafrica, dovremo aspettare di uscire dal parco attraverso il gate di Twee Rivieren.

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Salutiamo la Namibia che ci ha regalato delle giornate spettacolari, paesaggi fantastici e incredibili avvistamenti di animali.

Siamo certi che ci rivedremo presto!

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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