Safari al Parco Nazionale di Etosha: da Namutoni a Halali

Stamattina ci siamo svegliati alle 5,30, fuori fa un freddo che sembra di essere a Courmayeur a gennaio; ci vestiamo indossando due pile a testa e il cappello di lana, sembra che stiamo andando a sciare piuttosto che a fare un safari, ma adesso siamo durante l’inverno australe ed è normale che ci siano queste temperature basse.

Abbiamo già fatto il check-out dal campeggio ieri sera in modo da essere pronti a partire, vogliamo entrare il prima possibile nel Parco Nazionale di Etosha; il gate apre alle 6,30 e noi siamo lì pronti per entrare, giusto il tempo di sbrigare le formalità e siamo dentro.

Oggi ci spostiamo nella zona centrale del parco e per raggiungerla c’è la strada principale, che attraversa tutto il parco da est a ovest e poi ci sono una serie di deviazioni, o loop, che consentono di esplorare il parco in modo più approfondito.

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In questa stagione dell’anno il parco è molto secco e gli animali si radunano alle pozze d’acqua, quindi, scendendo verso Halali, ci fermiamo ad alcune di esse per vedere quali animali ci sono; spesso stiamo li ad aspettare perché, se non ci sono, prima o poi arrivano, adottiamo un po’ la stessa tecnica dei predatori, che solitamente si appostano in prossimità delle pozze per aspettare le proprie prede.

Torniamo alla pozza Chudop, dove siamo stati anche ieri, questa è una delle mie preferite, e qui vediamo una bellissima aquila rapace (Tawny eagle), le immancabili giraffe che, quando si chinano per bere, sembra che facciamo una fatica immane, alcune anatre e una otarda di Kori (Kori bustard), nel parco ce ne sono molte e si avvistano facilmente perché sono molto grandi.

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Facciamo una sosta anche alla Kalkheuwel, qui ci sono diverse zebre con i puledri, sono troppo belli, le giraffe che bevono e, mentre siamo lì che aspettiamo, arrivano diversi eland; sono giganteschi e bellissimi.

Lungo la strada vediamo tante zebre che, spesso, ci attraversano improvvisamente, motivo per cui è sempre meglio guidare nel parco a velocità moderata; vediamo anche alcuni elefanti, ma sono un po’ lontani, chissà dove stanno andando, probabilmente a qualche pozza a bere e a fare in bagno.

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Percorriamo il loop che conduce alla pozza di Okerfontein e, quando arriviamo vediamo, un giovane leone maschio che cammina in direzione del pan, allontanandosi dalla pozza; siamo arrivati giusto in tempo!

Ci fermiamo anche alle pozze di Batia e Springbokfontein, ma vediamo solo zebre, alcelafi rossi (red hartebeest), gli immancabili springbok, le giraffe e qualche gnu.

All’ora di pranzo ci fermiamo in un’area pic-nic molto bella, hanno disposto alcuni tavoli sotto ad un enorme tetto di paglia, dove hanno posizionato alcuni cartelli informativi sul parco e sugli elefanti; dall’area pic-nic si ha una vista meravigliosa sul pan dell’Etosha, dove, ovviamente, abbiamo scattato diverse fotografie.

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E’ ora di ripartire, proseguiamo lungo la strada principale ed andiamo all’Etosha Lookout, in pratica percorriamo una strada si spinge all’interno del pan e termina nel nulla più totale, intorno a noi, a perdita d’occhio, si trova solo una distesa di sale bianchissimo; in lontananza sembra di scorgere dell’acqua, ma molto probabilmente è un miraggio, un effetto che ci crea con l’aria riscaldata dal sole e la superficie bianca del pan.

Andiamo ad altre due o tre pozze e poi siamo arrivati, giriamo intorno alle due colline ricoperte di Moringa ovalifolia ed arriviamo all’ingresso di Halali, stanotte dormiamo in questo campeggio, famoso per la sua pozza, siamo curiosi di vederla; prima però facciamo check-in e ci posizioniamo con la nostra auto nella nostra piazzuola, così poi andiamo subito alla pozza di Moringa.

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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  • La Valle Nascosta
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  • La Gola di Olduvai
  • Le Pianure di Matiti e le Colline Gemelle