L’Africa di Wilbur Smith

Wilbur Smith ci ha lasciati ad 88 anni nella sua villa di Cape Town ma quello che ci piace raccontare è come la sua serie di libri ha dato una visione particolare del continente africano; un’Africa nascosta, misteriosa e affascinante dove le persone e gli animali sono al centro della narrazione.

Wilbur Smith descrive i paesaggi africani con una maestria unica facendo immergere il lettore in un luogo magico e primordiale, leggendo i suoi racconti si viene catapultati nel deserto del Kalahari o del Namib, si esplora la savana disturbata dai ruggiti dei leoni e ci si immerge in un mondo fantastico come quello della corte dei faroni d’Egitto.

Personalemente ritengo che i libri, Il Dio del fiume ed Il settimo papiro siano due capolavori, li ho divorati come un leone affamato, il ritmo è unico e racconta di epiche avventure, amori e intrighi.

Wibur Smith è nato in Rhodesia quella terra che oggi è divisa tra lo Zambia e lo Zimbabwe, studia e lavora in Sudafrica; i suoi libri sono un successo planetario, tradotti in oltre 30 lingue vendono complessivamente più di 140 milioni di copie e l’Italia con 23 milioni di copie è tra i paesi dove Wilbur ha più fan.

Wilbur Smith ci ha raccontato anche un’Africa nascosta e pericolosa dove i trafficanti di diamanti, schiavi e bracconieri rappresentano un male da estirpare per sempre.

La sua conoscenza del territorioe dei paesi gli hanno permesso di raccontare mille avventure in mille contesti differenti ma assolutamente reali.

Il Signore dell’avventura, come viene spesso definito, racconta anche di un passato burrascoso della sua terra, un periodo di guerre tra boeri ed inglesi che si contendevano una terra ricca di risorse, il Natal o Kwa Zulu Natal è descritto superbamente.

Nel 1850 i boeri in fuga dal dominio britannico nella Colonia del Capo fondarono due repubbliche boere indipendenti nel nord del Sudafrica, il Transvaal e lo Stato Libero di Orange. Ciò è stato fatto con il consenso degli inglesi, la potenza dominante in Sud Africa, che sono stati felici di lasciare che i fastidiosi boeri avessero quelle che erano vaste distese di terra apparentemente sterile.

Nel 1867, tuttavia, tutto cambiò quando furono scoperti i diamanti a Kimberley, nello Stato Libero di Orange. Ciò attirò l’attenzione degli inglesi che annetterono rapidamente West Griqualand, la regione in cui erano stati trovati i diamanti.

Poi nel 1877 gli inglesi decisero di annettere anche la Repubblica del Transvaal, come parte di una mossa per creare una Federazione del Sud Africa unita sotto il dominio britannico.

I boeri si opposero e ottennero alcune vttorie sul campo fino a quando il governo britannico a Londra concluse che il Transvaal, un luogo squallido e improduttivo di nessun valore particolare, non valesse lo sforzo di una guerra.

Le cose cambiarono nel 1886 quando fu scoperto il più grande giacimento d’oro del mondo sotto il Witwatersrand, appena quaranta miglia a sud della capitale del Transvaal, Pretoria.

A quel punto il Transvaal tornò ad essere interessante per i britannici e al termine delle Guerre Boere la regione fu annessa all’impero britannico.

Nella serie di romanzi che Smith ha dedicato a questo periodo il personaggio eroico Sean Courtney si trova nel mezzo della guerra e a numerose avventure.

Rendiamo omaggio a questo grande autore di bestseller e leggiamo un bel libro sulla nostra amata Africa: buona lettura.

 

 

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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