La zona del pan nel Parco Nazionale di Etosha

Il pan costituisce la parte centrale del Parco Nazionale di Etosha, è una depressione salina che ha una superficie di circa 5.000 kmq, corrisponde al 25% dell’intera superficie del parco e ha una larghezza di 130 km da est a ovest e di 50 km da nord a sud; è il pan più esteso di tutta l’Africa ed è visibile persino dallo spazio e si trova ad un’altitudine di 1.030 metri s.l.m..
 
I geologi ritengono che 12 milioni di anni fa in quest’area fosse presente un lago poco profondo alimentato dal fiume Kunene che scorreva verso sud est dall’altopiano dell’Angola; ma, in seguito a movimenti tellurici che modificarono la pendenza del suolo, il fiume mutò il suo percorso, dirigendosi verso ovest dalle Cascate Ruacana, proseguendo diretto verso l’Oceano Atlantico.
 
In conseguenza a queste mutazioni questa zona rimase priva di un fiume permanente che apportasse costantemente acqua, il lago si prosciugò progressivamente e ben presto questa divenne una zona semi desertica.
 
Una leggenda San narra che la depressione salina di Etosha si sia formata poiché in passato un piccolo villaggio venne raso al suolo e tutti i suoi abitanti vennero uccisi eccetto una donna che pianse talmente tanto per il lutto subito che le sue lacrime formarono un immenso lago salato che, quando si essicò, formò l’odierna distesa di cristalli di sale.
 
Durante la stagione delle piogge, se le piogge a nord e a est sono abbondanti, l’antico lago si riempie parzialmente di acqua, anche grazie all’apporto di alcuni fiumi stagionali come l’Omuramba Ovambo, l’Oshigambo e l’Ekuma che provengono proprio da nord e da oriente; ma raramente il lago si riempie completamente e la profondità dell’acqua non supera i 10 cm.
 
Durante la stagione secca l’acqua lascia il posto a una distesa immensa e bianchissima di sale cristallizzato e screpolato dal sole e di sabbia argentata e luccicante; il vento trasporta la polvere bianca e salata verso l’Oceano Atlantico, in questo modo la regione a ovest del Parco Nazionale di Etosha riceve un importante apporto di sali minerali da cui dipendono sia la fauna sia la flora.
 
Il pan è quasi completamente privo di vegetazione, solo pochissime specie di piante alofite riescono a vivere con un tasso così alto di salinità, tra queste si trova la Sporobolus salsus; questa pianta cresce rapidamente nel fango che si forma dopo le piogge, è ricca di nutrienti ed è particolarmente amata dalle zebre e da alcune antilopi.
 
Nella zona limitrofa al pan, dove si trovano alcune sorgenti d’acqua, crescono anche altre piante alofite come la Sporobolus spicatus, la Salsola ethoshensis, la Suaeda articulata e la Odyssea paucinervis.
 
Nei mesi estivi, quando si riempie di acqua piovana, il pan ospita una enorme comunità di fenicotteri, con circa 1 milione di esemplari, questi uccelli prediligono le acque salate poiché si nutrono di alghe e di organismi che le abitano; spesso sostano qui prima di dirigersi nella riserva di Makgadikgadi Pans in Botswana dove solitamente si riproducono.
 
Nello stesso periodo, oltre ai fenicotteri, si possono osservare altre specie di uccelli acquatici, come ad esempio i pellicani bianchi e alcune specie di cicogne.
 
Il pan di Fischer è un estensione orientale della depressione salina principale, qui l’acqua permane per molto più tempo rispetto al resto del pan, quasi per tutto l’anno.
 

Le zone del Parco Nazionale di Etosha

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  • La zona Occidentale del Parco Nazionale di Etosha

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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