La storia della Namibia

Il Paese fu scoperto da Bartholomeus Diaz nel 1487, ma rimase praticamente inesplorato fino al 1840 quando arrivarono in queste terre i missionari tedeschi e decisero di avventurarsi nell’interno del paese.
 
Nel 1884 fu istituito il protettorato tedesco che fu amministrato con durezza, tanto che vi ebbero luogo numerose rivolte da parte degli autoctoni.
 
Nel 1907 un’ordinanza del governatore delimitò le aree per i nativi, proibendo loro il possesso di mandrie allo scopo di farne salariati per i coloni europei.
 
Dopo la prima guerra mondiale la Società delle Nazioni affidò il mandato di amministrare la regione al Sudafrica; la revoca del mandato da parte dell’ONU nel 1966 e la nomina di un Consiglio che avrebbe dovuto amministrare il Paese fino all’indipendenza prevista per il 1968 rimasero lettera morta per l’opposizione sudafricana.
 
Intanto il movimento nazionalista di ispirazione marxista della South West Africa People’s Organization, il SWAPO, sorto nel 1959, passò all’azione armata, grazie anche al sostegno di vari Paesi africani.
 
Dopo il fallimento della Conferenza costituzionale di Windhoek nel 1976-77, che prevedeva la costituzione di un governo provvisorio multirazziale, nel dicembre 1978 si tennero, fuori dal controllo dell’ONU e con il boicottaggio della SWAPO, le elezioni dell’Assemblea nazionale, che assegnarono la grande maggioranza dei seggi all’Alleanza Democratica di Turnhalle, il ADT, apertamente appoggiata dal governo di Pretoria.
 
Nel gennaio 1983 il Sudafrica, tramite il suo amministratore generale, riassunse d’altra parte il controllo diretto della regione, sciogliendo l’Assemblea nazionale.
 
Nella seconda metà degli anni Ottanta, il quadro della politica di distensione fra le superpotenze poté creare le condizioni per l’adempimento della risoluzione per l’indipendenza della Namibia votata dall’ONU nel 1978.
 
Elemento essenziale fu l’inserimento della questione namibiana in un progetto di pacificazione regionale negoziato fra Angola, Cuba e il Sudafrica, con parallelo ritiro delle forze d’occupazione sudafricana e di quelle cubane dalla confinante Angola.
 
Annunciato il cessate il fuoco l’8 agosto 1988, il seguente 22 dicembre vennero siglati a New York gli accordi relativi che permisero, sotto controllo internazionale, lo svolgimento di libere elezioni nel novembre 1989 e quindi la proclamazione dell’indipendenza il 21 marzo 1990.
 
Le suddette consultazioni videro l’affermazione della SWAPO che, insieme alle forze della ADT, formarono un governo di unità nazionale.
 
Presidente della Repubblica venne eletto Sam Nujoma appartenente allo SWAPO.
 
Tra i problemi che il nuovo presidente dovette affrontare, oltre a quelli di una messa a punto delle istituzioni e dell’adeguamento dell’economia, vi fu la situazione dell’enclave di Walvis Bay, unico porto ad acque profonde tra Luanda e Città del Capo e per questo di importante valore strategico e commerciale.
 
Rimasta nelle mani del Sudafrica, Walvis Bay fu oggetto di una pressante trattativa che ebbe un primo sbocco nel 1992 con la decisione di una comune gestione tra la Namibia e il potente vicino.
 
Intanto nel settembre 1993 il Paese accentuava la sua più completa autonomia adottando una nuova moneta, il dollaro namibiano, in sostituzione del vecchio rand sudafricano.
 
La questione di Walvis Bay trovò una sua soluzione nel quadro del profondo rinnovamento del Sudafrica, che nel 1994 restituì il porto alla piena sovranità della Namibia.
 
Anche le elezioni del 1994 e del 1999 confermarono i precedenti risultati presidenziali e legislativi, assicurando la stabilità del quadro politico di un Paese che, per quanto giunto ultimo alla piena sovranità, si configura come uno dei più tranquilli del continente africano.
 
Il mancato varo di una riforma agraria portò, nel 2002, alla formazione di un nuovo governo; mentre le elezioni presidenziali del novembre 2004 vennero vinte da Hifikepunye Pohamba, delfino del capo di stato uscente, Nujoma, riconfermato, poi, nelle elezioni del novembre 2009.
 
Sono tuttavia in aumento i problemi legati alla cattiva gestione dello Stato e si registra un aumento di problematiche legate alla corruzione e al traffico internazionale di stupefacenti. 
 
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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

  • Il Triangolo
  • La Valle Nascosta
  • Lago Ndutu
  • Le pianure di Kusini
  • La Gola di Olduvai
  • Le Pianure di Matiti e le Colline Gemelle