La città e la fortezza di Elmina

Sulla costa atlantica del Ghana sorge la città di Elmina, che vanta uno dei più pittoreschi porticcioli di pescatori di tutto il paese e il candido castello di St George.

Elmina fu fondata circa 700 anni fa su una stretta fascia di terra, a cavallo tra la Laguna Benya e l’Oceano Atlantico, e fungeva da porto di pescatori e punto di produzione del sale.

Il luogo fu probabilmente scelto proprio perché la laguna era una eccellente fonte di sale, che le popolazioni locali raccoglievano e vendevano ai regni dell’entroterra in cambio di oro; questo diede origine allo sviluppo di una importante rotta commerciale, che permise ai portoghesi, giunti qui per primi nel 1471, di commerciare in oro.

Oggi la città è un’importante meta turistica e ha conservato il caratteristico porto di pescatori, stracolmo di piroghe colorate, che ospita anche un animato mercato del pesce; nelle vie strette della cittadina si possono incontrare inoltre i numerosi e colorati santuari Posuban, infine sono presenti due bei castelli: il St. George ed il St. Jago.

Il Castello di St. George, a volte conosciuto anche con il nome di “Castello di Elmina”, fu un importante luogo nella lunga e aberrante storia dello schiavismo.

I portoghesi iniziarono la costruzione di un forte nel 1482, dopo aver ottenuto il permesso dal re locale, re Caramansa o, meglio, Kwamina Ansah, che venne descritto dai portoghesi  così: “seduto su un alto scranno con una collana d’oro e pietre preziose, le gambe e le braccia ricoperte da bracciali d’oro, vestito di seta con anelli d’oro massiccio e la barba intrecciata anch’essa con fili d’oro”.

Nei successivi cinque anni si insediarono ad Elmina numerosi commercianti portoghesi e la città rimase un centro importante per i commerci portoghesi per i successivi 150 anni; si ritiene che il nome “Elmina” derivi dal portoghese “Mina de Ouro” ossia miniera d’oro.

Il castello resistette a tre giorni di bombardamenti da parte delle navali olandesi, ma nel 1637 la collina di San Jago, che domina la città ed il forte, venne conquistata dagli olandesi che, da quella posizione predominante, iniziarono a bombardare il castello di St George e costrinsero alla resa i portoghesi.

Il forte rimase sotto il dominio della corona d’Olanda dal 1637 al 1872, durante questo periodo gli olandesi costruirono un nuovo forte sulla collina di St Jago, per evitare che altre potenze potessero utilizzare quella posizione per cacciarli da Elmina, proprio come fecero loro con i portoghesi.

Nel 1872 gli olandesi persero tutti i loro castelli sulla Costa d’Oro a favore dell’impero britannico che vi insediò le proprie truppe.

Il castello di St. George, che era sorto inizialmente per il commercio dell’oro, divenne un importante centro di raccolta degli schiavi; venne infatti ingrandito nel periodo in cui gli schiavi sostituirono l’oro come principale e più redditizia merce di scambio.

I magazzini, inizialmente costruiti per stipare l’oro prima di essere imbarcato, vennero ampliati ed adibiti a celle di segregazione; questi spazi angusti e bui creano un forte contrasto con le residenze poste ai piani superiori destinate agli europei, questi locali sono ampi e luminosi e godono di una vista spettacolare sulla costa e sull’oceano.

Anche la chiesa portoghese, posizionata al centro del cortile principale, venne trasformata dagli olandesi in una sala adibita alle aste per l’acquisto degli schiavi.

La fortezza di St. George è oggi un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e ospita un museo che descrive la storia della tratta degli schiavi della Tratta Atlantica.

La visita del castello inizia dalle celle di detenzione degli schiavi, dove venivano ammassati in gran numero, si prosegue poi nel cortile, dove le schiave più belle venivano esposte, per essere scelte dal capitano del forte per fargli “compagnia”, si passa anche nelle cui stanze in cui le schiave prescelte venivano portate per essere lavate e preparate per incontrare il capitano e i suoi eventuali ospiti; la visita prosegue salendo sui bastioni che si affacciano sull’Oceano Atlantico e nelle stanze adibite ad abitazione del capitano e della sua famiglia e termina con la Porta del Non Ritorno, la porta che gli schiavi varcavano per uscire dal forte per venire imbarcati sulle navi dirette verso le Americhe.

Anche il castello di St. Jago, che sorge sull’omonima collina, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e, dalla sua posizione privilegiata, domina il castello di St. George, il porto dei pescatori e l’intera cittadina di Elmina.

Il porto e l’annesso mercato del pesce meritano una visita, le innumerevoli piroghe colorate entrano ed escono dal porto senza sosta, mentre le donne vendono i frutti della pesca in un animato mercato. 

Poco distante si trovano numerose tavole di legno e fronde di palme intrecciate dove viene posto il pesce ad essiccare.

Girando per le vie di Elmina si incontrano numerosi e colorati Posuban, sono santuari unici della regione centrale costiera del Ghana.

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

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