Il fiume Ewaso Ngiro nella Riserva Nazionale di Samburu

Il fiume Ewaso Ngiro, conosciuto anche con il nome di Ewaso Ng’iro o Ewaso Nyiro, è un fiume del Kenya che nasce sul versante occidentale del Monte Kenya e sulla catena di Aberdare, nell’altopiano centrale, e scorre prima verso nord, poi verso est ed infine verso sud est per dirigersi in Somalia dove confluisce nel fiume Jubba.
 
Il bacino superiore dell’Ewaso Ngiro, il più grande di cinque bacini idrici del Kenya, copre una superficie di 15.200 kmq; è un fiume permanente che viene alimentato non solo dalle piogge stagionali, ma anche dai ghiacci del Monte Kenya.
 
Il fiume è un elemento fondamentale per la sopravvivenza di molte specie di animali selvatici, ma supporta anche lo sviluppo economico e la crescita demografica delle popolazioni che vivono lungo il suo corso; nel suo percorso attraversa le terre aride e semiaride di sette distretti: Meru, Laikipia, Samburu, Isiolo, Wajir, Marsabit e Garissa.
 
Ewaso Ngiro nella lingua delle comunità locali significa “fiume marrone” o “fiume fangoso”.
 
Nell’arido nord del Kenya l’acqua significa vita e le acque di questo fiume garantiscono la sopravvivenza degli animali selvatici che si trovano nella Riserva Nazionale di Samburu, nella Riserva Nazionale di Shaba e nella Riserva Nazionale di Buffalo Springs.
 
Più a valle il fiume riversa le sue acque nella Palude di Lorian, un’estesa area acquitrinosa.
 
Il fiume supporta anche lo sviluppo agricolo avvenuto lungo le sue sponde, fornendo una fonte di acqua certa per l’irrigazione delle colture.
 
Uno degli affluenti di Ewaso Ngiro è il fiune Ewaso Narok che, vicino a Nyahururu, da vita alle Cascate di Thomson alte 72 metri che furono scoperte nel 1883 da Joseph Thomson.

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

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