Il bacino del Fiume Mara era abitato da un popolo di cacciatori-raccoglitori già 10.000 anni fa, anche se non si sa molto di questo popolo primitivo.
 
Successivamente, circa 2000 anni fa, arrivò dal nord, in queste terre, un popolo che parlava una lingua cuscitica e, negli anni, si unì al popolo di cacciatori-raccoglitori; a testimonianza di questa presenza sono stati ritrovati utensili, punte di frecce, terrecotte e pezzi di recinti per il bestiame nelle terre delle Conservancy più a nord.
 
I Masai giunsero in questa zona solamente verso la fine del XVII secolo, anch’essi provenivano dal nord, e più precisamente dalla odierna regione del Sud Sudan.
 
Erano più evoluti rispetto alle popolazioni precedenti, utilizzavano il ferro per costruire arnesi e lance e avevano una organizzazione militare che consentì loro di assoggettare e soppiantare i loro predecessori.
 
Nel XIX secolo avvennero due eventi catastrofici: prima si assistette a una guerra civile Masai che comportò la perdita di vite umane e di bestiame e, successivamente, arrivò la peste bovina del 1891, portata qui dal bestiame dei colonizzatori, questa decimò il bestiame rimanente, ma anche la maggior parte di bufali, gnu e altri erbivori presenti nella Riserva.
 
A seguito di questi eventi, queste terre vennero abbandonate dai Masai sopravvissuti che condussero i pochi capi di bestiame altrove.
 
Poco prima della Prima Guerra Mondiale i coloni europei iniziarono a praticare in questa zona i safari di caccia e, per quasi mezzo secolo, il Masai Mara fu una zona di caccia caratterizzata da una boscaglia fitta dove proliferavano le mosche tse tse, responsabili della malattia del sonno; questo aspetto fece si che i Masai si tennero lontano da queste terre in questo periodo.
 
Negli anni ’30 i colonizzatori britannici hanno attuato un piano per eliminare gli elefanti dalla regione del Lago Vittoria, così i pochi esemplari sopravvissuti si trasferirono verso est e si stabilirono nel bacino del fiume Mara; qui trovarono l’acqua di cui necessitavano per sopravvivere e cibo in abbondanza.
 
La loro presenza costante nella zona ha contribuito a modificare il paesaggio: una volta infatti vi erano più alberi e cespugli, ma grazie all’azione di questi animali l’Ecosistema del Grande Masai Mara ha l’aspetto che conosciamo ora, dove prevalgono le pianure ricoperte di prateria.
 
Nel 1948 l’amministrazione coloniale fondò un Santuario di Conservazione Naturale (Wildlife Sanctuary) nell’area di 520 kmq che ora è occupata dal Mara Triangle; successivamente, nel periodo che è coinciso con l’ottenimento dell’indipendenza dalla Corona Inglese, e più precisamente nel 1961, l’area fu estesa al bacino del fiume Mara per proteggere la fauna decimata dalla caccia, si pensi che i leoni sopravvissuti in quel periodo erano soltanto 9.
 
Nel 1961 il Santuario presente nel Mara Triangle divenne una Game Reserve e inglobò, quindi, anche l’area più ad est fino a coprire una superficie di 1.821 kmq che venne posta sotto l’amministrazione della Contea di Narok o Narok County Council.
 
Nel 1974 a una parte della Game Reserve venne riconosciuto lo status di Riserva Nazionale e, mentre i Parchi Nazionali erano gestiti e amministrati dal governo centrale, le Riserve Nazionali rimasero sotto l’amministrazione e la gestione delle Contee.
 
Contestualmente un’area di 159 kmq nel 1974 e un’altra di 162 kmq vennero restituite alle comunità locali e vennero annesse alle aree di allevamento già esistenti.
 
Questo ridusse l’area della Riserva Nazionale e nel 1984 la Riserva Nazionale aveva una superficie di 1.510 kmq; inoltre consentì ai Masai di continuare ad utilizzare queste aree per portare il proprio bestiame al pascolo.
 
Nel 1995 la parte occidentale della Riserva Nazionale venne separato e posto sotto il controllo e la gestione della Transmara County Council; mentre la parte restante, a est del fiume Mara, rimase sotto l’amministrazione della Narok County Council.
 
Nel 2001 la Transmara County Council cedette alla Mara Conservancy, una realtà no-profit, la gestione dell’area relativa al Mara Triangle; la gestione e i flussi di cassa divennero più trasparenti e da quel momento in quest’area vennero stabilite le basi operative di alcuni ricercatori.
 
Le aree circostanti alla Riserva Nazionale e al Mara Triangle erano terreni destinati al pascolo del bestiame gestiti dalle comunità Masai; il governo del Kenya aveva promosso la suddivisione di queste terre in porzioni più piccole concedendo la proprietà privata di queste porzioni di terra alle singole famiglie di Masai.
 
Questo da un lato avrebbe limitato il semi-nomadismo del popolo Masai che sovente, spostandosi alla ricerca di nuovi pascoli, si spingeva oltre i confini della Riserva Nazionale; di contro però, il fatto di aver concesso la proprietà privata delle terre, ha fatto si che molti Masai iniziarono a cintare i propri confini, impedendo così parzialmente agli animali selvatici di muoversi liberamente oltre i confini della Riserva.
 
Negli ultimi anni a nord, est e ovest della Riserva Nazionale del Masai Mara sono state costituite diverse Aree di Conservazione e Conservancy che si adoperano per la salvaguardia degli animali selvatici, estendendo di fatto l’area in cui questi sono liberi di muoversi sicuri e protetti alla ricerca di pascoli o di prede.
datoga men people tanzania

La storia del popolo Datoga

La storia del popolo Datoga la si può ricostruire grazie alle loro tradizioni orali che sono state tramandate nei secoli; inoltre si può comprendere la loro origine grazie al ceppo linguistico di appartenenza   I Datoga vengono classificati linguisticamente e culturalmente come Highland Southern Nilotes, quindi le origini sono da ricercare negli altopiani dell’Etiopia e nel Sudan del sud.  …

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Datoga woman with traditional tattoo in tanzania

L’abbigliamento e la pratica del body modification dei Datoga

L’abbigliamento dei Datoga ha alcuni elementi in comune con le tribù vicine e rese famose dal turismo, come ad esempio i Masai, con i quali condividono l’uso delle coperte rosse utilizzate come mantelle o vestiti.   L’abbigliamento dei Datoga richiama spesso i tipici colori della terra in cui vivono, i loro indumenti quindi sono in prevalenza bruno-rossastri e vengono abbelliti…

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Datoga woman with traditional tattoo in tanzania

Il popolo Datoga

I Datoga sono un popolo sconosciuto alla maggior parte di coloro che si recano in Tanzania, sono pastori semi nomadi, praticano l’agricoltura di sussistenza e sono fabbri.   Le varie vicissitudini e I contasti con le altre popolazioni li ha portati a vivere in una zona molto contenuta nei pressi del lago Eyasi.   Praticano la stregoneria e riti religiosi…

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herero woman with traditional hat

Il popolo Herero

Gli Herero sono un popolo di allevatori che vive tra l’Angola e la Namibia e che ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino i colonizzatori tedeschi che, per sottometterli e appropriarsi delle loro terre, hanno attuato una politica di sterminio.   Nonostante questo infausto passato il popolo Herero continua a vivere nelle proprie terre seguendo le proprie tradizioni;…

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Il popolo Mbugwe

I Mbugwe sono di origine Bantu, sono un piccolo gruppo etnico composto da circa 40.000 persone che vivono nella zona centro-settentrionale della Tanzania, nella zona in prossimità del Lago Manyara.   Le loro tradizioni orali narrano che sono originariamente legati al popolo Rangi che viveva nella regione Dodoma, nella Tanzania centrale; ma, nel corso dei secoli, i Mbugwe si spostarono…

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hadzabe hunter walks in the bush

Le abitudini alimentari degli Hadzabe

Gli Hadzabe sono considerati dagli antropologi una delle più antiche tribù di cacciatori-raccoglitori di tutta l’Africa.   Gli uomini si occupano della caccia e della raccolta del miele nei mesi tra marzo e agosto, le donne invece hanno come mansioni quelle di raccogliere bacche, frutta, tuberi e radici.   Gli Hadzabe possono cacciare anche all’interno del Parco Nazionale del Serengeti,…

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hadzabe man in tanzania with a cap made with fur

Il popolo Hadzabe

Un popolo sconosciuto e primitivo che vive ancora come vivevano i nostri antenati millenni fa, raccogliendo i frutti della terra e cacciando selvaggina, senza un vero e proprio villaggio dove rifugiarsi ma solo un fuoco intorno a cui radunarsi durante la notte.   Sono i discendenti diretti dell’Homo Erectus e parlano una lingua arcaica che non ha elementi in comune…

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nama woman smoking in kalahari desert

La storia del popolo Nama

Per migliaia di anni gli abitanti indigeni della Namibia hanno vissuto della raccolta di bacche, noci, radici, e occasionalmente della caccia.   Lo stile di vita di queste popolazioni si è evoluto con il passare dei secoli, in particolare un gruppo, quelli che divennero poi i Nama, svilupparono una società più strutturata e modificarono il loro stile di vita, introducendo…

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

  • Il Triangolo
  • La Valle Nascosta
  • Lago Ndutu
  • Le pianure di Kusini
  • La Gola di Olduvai
  • Le Pianure di Matiti e le Colline Gemelle