Cosa vedere in Benin

Il piccolo stato del Benin è la patria del vodu, è ricco di storia e vanta un vasto patrimonio culturale che deriva dalle numerose etnie che vi abitano.

Il Benin conserva i resti dell’antico regno del Dahomey, i suoi potenti sovrani schiavisti costruirono una ricca capitale, Abomey, dove oggi si può visitare il decorato Complesso dei Palazzi Reali che ospitano anche un interessante museo.

Sulla costa, oltre alle ampie spiagge di sabbia dorata, si trovano interessanti luoghi da visitare come il villaggio di Ganviè, costruito sulle palafitte dall’etnia dei Tofinou, o la capitale mondiale del vodu, Ouidah.

Ad Ouidah ogni anno, il 10 gennaio, si tiene il festival del vodu; per l’occasione si riuniscono numerosi adepti e scuole di vodu per celebrare una giornata di festa e di cerimonie propiziatorie.

Il Festival prende vita sulla spiaggia dove si erge la Porta del Non Ritorno, un monumento voluto per non dimenticare le atrocità della tratta degli schiavi e costruito proprio nel luogo da dove partivano le navi che trasportarono milioni di uomini e donne in catene verso le Americhe.

Per una settimana la città ospita una serie di eventi, per le strade si possono incontrare maschere bizzarre, udire il suono dei tamburi provenire dai cortili dove si tengono cerimonie e si possono visitare i luoghi sacri del vodu, come il tempio dei pitoni, o percorrere la strada degli schiavi, chiamata così perché era l’ultimo tratto che gli schiavi compivano sul suolo natio prima di essere imbarcati sulle navi negriere.

Il vodu in Benin è stato riconosciuto come religione di stato, qui si trova uno dei feticci più importanti, non solo del paese, ma di tutta l’Africa Occidentale, è il feticcio di Dankoli; i fedeli si recano qui per celebrare riti propiziatori e per celebrare i riti di ringraziamento.

Nella regione dei monti dell’Atakora si trovano i Somba, una popolazione famosa per le tata somba, le case fortificate che richiamano, nella forma, i castelli fiabeschi.

Visitare una tata somba è un’esperienza che permette di imparare molto su questo popolo di architetti e costruttori, di conoscere il loro stile di vita e ammirare il paesaggio circostante dove, questi castelli d’argilla, sono incastonati come se fossero gioielli.

La catena dell’Atakora è la patria anche dei Taneka, una popolazione che conserva numerose tradizioni del passato e che è un primo esempio di civiltà multietnica; i villaggi sono stati costruiti sul versante delle colline; nella zona più alta del villaggio si trovano i feticheur, ossia i dignitari religiosi, mentre il potere politico è rappresentato dal re del villaggio.

La regione più a nord, al confine con Niger e Burkina Faso, è la zona dei grandi parchi naturali, qui si trova il Parco Transfrontaliero di W e il Parco Nazionale di Pendjari.

Nei due parchi naturali si possono effettuare safari fotografici accompagnati da guide locali molto preparate, si ha la possibilità di avvistare numerose specie di antilopi, leoni, iene, ghepardi, ippopotami, coccodrilli, elefanti di foresta, bufali di foresta e una incredibile varietà di specie di uccelli.

Anche il leopardo è presente nei due parchi ma l’avvistamento è molto difficile per via del carattere schivo di questo felino e a causa della vegetazione che in alcune zone è piuttosto fitta.

I parchi sono ben controllati per prevenire il bracconaggio e le strutture ricettive sono buone, inoltre non sono mai particolarmente affollati e questo permette di godere appieno della natura.

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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