La storia dello Zimbabwe dalle origini all’arrivo degli europei

I primi abitanti dell’attuale Zimbabwe risalgono all’età della pietra, ma è con l’età del ferro che abbiamo prove certe della presenza dell’uomo in quest’area.
 
Già da quell’epoca praticavano l’agricoltura e l’allevamento, in particolare negli altipiani del paese, lavoravano i metalli come oro e rame e svilupparono il commercio, attività che li distinguerà nella loro crescita e sviluppo.
 
I popoli Karanga e Rozwi, appartenti entrambi all’etnia Shona, e gli Ndebele, o Matebele in lingua Zulu, tutti di origine Bantu, si insediarono nel corso dei secoli in differenti aree dello Zimbabwe.
 
I Karanga, uno dei gruppi appartenenti all’etnia Shona, si collocarono nella parte orientale del Paese, nell’area che confina con l’odierno Mozambico, e fondarono l’Impero di Mutapa; la loro bravura nella lavorazione dei metalli, nello sviluppo dell’allevamento e nella gestione economica-commerciale, diede la possibilità a questo Impero di crescere e prosperare fino al XV secolo.
 
La forte e fiorente espansione spinse questo popolo a cercare nuove alternative e nuovi territori, l’espansione dei territori dell’impero fu anche in parte la causa dell’inizio del suo declino; ma in Zimbabwe sono ancora evidenti le testimonianze della sua importanza, sono presenti molti resti archeologici, tra cui l’antica capitale di Great Zimbabwe, da cui deriva l’attuale nome del paese.
 
Successivamente i Karanga spostarono la capitale dell’Impero a Khami e fondarono un nuovo regno, il Regno di Butua o Butwa, che commerciava abitualmente con gli arabi e i portoghesi.
 
Nel frattempo i Rozwi, anch’essi appartenenti agli Shona, intorno al XVI e XVII secolo, iniziarono a prendere il controllo di tutta l’area dell’odierno Zimbabwe e successivamente estesero il controllo su quasi tutta l’Africa meridionale; hanno combattuto diverse battaglie contro i portoghesi che cercarono di addentrarsi nel territorio con l’intento di espandere i propri traffici commerciali; i Rozwi però, in più di una occasione riuscirono a sconfiggerli.
 
Intorno al XVIII secolo iniziò il declino dell’impero Rozwi che fu in parte causato da alcune carestie; ma fu l’arrivo da sud del popolo Zulu, sotto la guida militare del sovrano Shaka, che segnò inevitabilmente la fine di questo regno ormai ridotto allo stremo.
 
Questo favorì gli Ndebele che, sfruttata l’occasione, si stabilirono nell’odierna Bulawayo stabilendovi la loro capitale e occupando l’area occidentale dello Zimbabwe; da qui si spinsero fino alle terre Shona sottomettendoli per circa un secolo, fino a quando, alla fine del XIX secolo, questi si ribellarono, questa rivolta è conosciuta con il nome di Chimurenga.
 
Da quel momento in poi ogni rivolta di matrice Shona verrà appellata con il nome di “Chimurenga”.

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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