Safari nella iMfolozi Game Reserve nel Parco di Hluhluwe-iMfolozi

Stamattina ci svegliamo nella nostra meravigliosa tenda del Mpila Camp, sono le 6:30 e il sole è già sorto da tempo; ci mettiamo sulla nostra terrazza al sole a fare colazione e poi partiamo per l’ultima giornata intera di safari di questo viaggio; meglio non pensarci per non intristirci troppo.

Nei primi km non vediamo molto, qui la vegetazione è un po’ troppo fitta per poter fare avvistamenti, vedremmo un animale solo se fosse sulla strada.

Appena imbocchiamo il Sontuli loop, il paesaggio cambia completamente e la vegetazione si dirada, anche se persistono cespugli e arbusti.

Ad un certo punto tra i cespugli vediamo un bellissimo esemplare di rinoceronte nero, è molto vicino alla strada ma appena ci sente si allontana velocemente e si nasconde; peccato perché non siamo riusciti a fotografarlo, ma lo abbiamo visto ed è questo alla fine che conta di più.

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Avvistiamo diversi facoceri; anche se molti in safari li ignorano, noi li osserviamo sempre perché sono troppo buffi, questi sono in ginocchio impegnati a mangiare, ma ad un certo punto sentono un rumore, si bloccano e poi partono di corsa con le code all’insù.

Poco dopo vediamo un grifone dorso bianco (white backed vulture), è appollaiato da solo su un ramo; qui a Hluhluwe-iMfolozi è il primo che vediamo, in questo parco c’è anche un progetto di monitoraggio e di ricerca per gli avvoltoi.

Dopo un po’ vediamo altri due rinoceronti, questa volta sono bianchi, non scappano come il rinoceronte nero di poco fa e riusciamo a fotografarli mentre loro sono impegnati a brucare, spegniamo il motore del Dr. Livingstone per non disturbarli ma loro nemmeno ci considerano, meglio così; sono degli animali troppo belli e sono giganteschi, li guarderemmo per ore.

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Lungo il percorso avvistiamo anche diversi impala, zebre e qualche gnu; sembrano meno abituati alle auto qui a iMfolozi e a volte ci guardano un po’ sospettosi, soprattutto quando si trovano a bordo strada, anche se noi procediamo a velocità moderata.

Avvistiamo un altro rinoceronte bianco vicino al fiume, ma quanti ce ne sono? 

Ci fermiamo a guardarlo e, poco dopo, da un cespuglio esce un cucciolo, ma che bello, non lo vediamo benissimo perché c’è l’erba un po’ alta ma vediamo che trotterella intorno alla mamma che è impegnata a brucare.

Andiamo nel capanno di avvistamento di Ubhejane (Ubhejane Hide), qui si vede una pozza dove non c’è più acqua, ma solo un po’ di fango; inizialmente non avvistiamo nulla, se non qualche colomba e qualche starling.

Questo posto però ci piace così tanto che decidiamo di pranzare qui, mentre aspettiamo che magari qualche animale si palesi.

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Ad un certo punto arrivano cinque facoceri, una famiglia con i cuccioli, che si dirigono immediatamente verso il fango, iniziano ad immergersi e a rotolarsi ma, ad un certo punto, qualcosa li spaventa, non possiamo essere stati noi perché siamo in assoluto silenzio.

All’improvviso scappano impauriti tutti nella stessa direzione.

Poco dopo capiamo cosa, o meglio chi, li ha spaventati: due rinoceronti bianchi che arrivano alla pozza camminando velocemente per poi fermarsi sul bordo della pozza; anziché entrare la costeggiano e si dirigono dietro al capanno.

Sui lati del corridoio che porta al capanno ci sono delle finestre di osservazione, andiamo a vedere se li vediamo da lì, ed infatti sono immersi nel fango in una pozzanghera proprio di fronte alla finestra; ci sono anche i cinque facoceri che si tengono a debita distanza.

Non li vediamo benissimo e quindi proviamo a vedere se dal parcheggio, dove abbiamo lasciato la nostra auto, si vedono meglio.

Da dove si trova il Dr. Livingstone non li vediamo perché c’è un albero che ci ostruisce la vista, allora proviamo a spostarci a piedi verso sinistra, siamo un po’ guardinghi perché con i rinoceronti c’è poco da scherzare, è vero che loro si stanno godendo il loro bagno di fango, ma non si sa mai.

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Alla fine riusciamo a vederli, uno è sdraiato nel fango con l’espressione sognante, l’altro invece si è alzato in piedi; da dove si trovano non ci vedono, i rinoceronti infatti non vedono oltre gli 8 metri di distanza, però hanno un olfatto e un udito infallibili, quindi sicuramente hanno sentito i nostri passi sull’erba secca e probabilmente sentono anche il nostro odore.

Il rinoceronte in piedi fa un paio di passi fuori dalla pozza, è giunto il momento per noi di tornare alla nostra auto, non si sa mai, meglio non rischiare; saliamo e partiamo.

Proseguiamo il nostro safari e arriviamo in una zona di savana aperta, qui ci starebbe bene un bel ghepardo; nel parco ci sono ma non è facile vederli, serve una buona dose di fortuna, e noi la nostra con i ghepardi ce la siamo già giocata nel Parco Nazionale Kruger.

Anziché il ghepardo vediamo tantissime giraffe che, quando ci sentono, smettono di mangiare e ci guardano, sono davvero buffe, a volte sembra che non si rendano conto di quanto siano grandi e cercano di nascondersi tra le piante, poi però sbucano fuori dall’alto delle fronde.

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Ci osservano per un po’ e poi riprendono a mangiare, mentre noi riprendiamo il nostro safari.

Vediamo altre giraffe, tantissimi impala, diverse zebre e gnu; è bello passare e vederli lì tranquilli a brucare o all’ombra per ripararsi dal sole.

Arriviamo ad un altro capanno di osservazione che si affaccia su una pozza coreografica, il Mpafa Hide, la pozza è talmente bella che sembra finta, da un lato c’è una parete rocciosa levigata dall’acqua e dagli agenti atmosferici, ai piedi della quale si trova la pozza che ha una spiaggetta di sabbia di fiume piena di impronte di animali che sicuramente sono venuti qui a bere e a rinfrescarsi.

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Ci sono due gruccioni frontebianca ( white-fronted bee-eater) che volano sulla pozza e poi tornano sul loro ramo, sempre lo stesso.

Continuano a volare finché uno dei due ha catturato un insetto il volo, torna sul suo ramo e uccide il mal capitato sbattendolo ripetutamente sul ramo dell’albero e poi lo mangia; successivamente riprende il suo volo alla ricerca di altre prede.

Ci sono anche altri uccelli intorno alla pozza, stiamo qui un po’ sperando che arrivi anche qualche mammifero, ma questa volta non siamo stati molto fortunati.

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Torniamo alla nostra auto, oggi è stata una giornata calda e siamo un po’ stanchi, decidiamo di tornare un po’ prima al nostro camp, anche per goderci la nostra tenda, che, più che una tenda, è una casa.

Arriviamo, scarichiamo l’auto e ci mettiamo sul nostro terrazzo in relax; ci beviamo uno Spritz con Aperol e Chardonnay di Casa Montini e commentiamo i momenti più salienti della giornata.

Cheers!

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

  • Il Triangolo
  • La Valle Nascosta
  • Lago Ndutu
  • Le pianure di Kusini
  • La Gola di Olduvai
  • Le Pianure di Matiti e le Colline Gemelle