Terzo Safari nella Mkhaya Game Reserve in Swaziland

Stamattina ci siamo svegliati nel nostro cottage in pietra e paglia dello Stone Camp, all’interno della Mkhaya Game Reserve in Swaziland; è stato bellissimo dormire qui, il cottage è spettacolare ma la sua particolarità è che non ha le pareti!

Anche se durante la notte la temperatura scende e fa freddo, noi siamo stati benissimo e ci siamo svegliati rigenerati ed energici; è stata un’esperienza che ripeteremo sicuramente!

E’ molto presto, il sole non è ancora sorto; ci hanno portato un termos con il caffè e dei biscottini; beviamo il caffè caldo, ci prepariamo, prendiamo lo zaino e le nostre macchine fotografiche e andiamo.

Alle 7,00 noi siamo già sull’auto da safari pronti per partire, aspettiamo che arrivino anche gli altri ospiti e poi si parte.

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Nel mentre il sole è sorto ed inizia a scaldare un po’ l’aria, per fortuna qui fa meno freddo rispetto al Kruger altrimenti con la macchina completamente aperta avremmo sofferto un po’ il freddo.

La foresta della Mkhaya Game Reserve, anche se rende più difficili gli avvistamenti, è davvero molto bella, soprattutto al mattino presto, quando l’umidità della notte crea una sorta di nebbiolina scenografica.

Iniziamo la nostra esplorazione addentrandoci nella boscaglia e incontriamo diversi nyala, impala, zebre, gnu e molte giraffe; troviamo altri due maschi di nyala che, come ieri, si stanno fronteggiando per il dominio sulle femmine, sono proprio affascinanti.

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Proseguiamo il nostro safari e arriviamo alla piccola laguna, qui vediamo gli ippopotami, alcuni sono immersi in acqua, altri sono ancora sulle sponde e stanno brucando; sulla sponda opposta, rispetto a dove ci troviamo noi, vediamo anche alcuni aironi e altri uccelli acquatici (waterbird).

Anche oggi Richard, la nostra guida, sta cercando i rinoceronti bianchi e alla fine li troviamo nascosti dietro un cespuglio, sono due ma non capiamo se uno di loro sia Mbali, la sua amica che abbiamo accarezzato durante il nostro safari di ieri; in effetti ci viene incontro e si avvicina alla macchina ma Richard non scende e non la accarezza, forse perché oggi ci sono altri ospiti in auto oltre a noi e sarebbe meno gestibile scendere tutti dall’auto, oppure è semplicemente un altro rinoceronte, non lo sapremo mai perché la nostra guida non ce lo dice.

Scattiamo un po’ di foto e poi proseguiamo il nostro safari, la Mkhaya Game Reserve si presta anche al birdwatching, noi avvistiamo diversi buceri (hornbill), i bianconi bruni (brown snake eagle), le ghiandaie (roller) e altro ancora, come, ad esempio, le faraone crestate (crested guineafowl), che non sono facilissime da fotografare perché vivono in foresta, dove la luce a terra non è mai il massimo, ed inoltre tendono a scappare appena sentono un rumore.

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Passiamo nuovamente dalla pozza dove ieri abbiamo visto il coccodrillo del Nilo ed eccolo lì sdraiato sui sassi che cerca di scaldarsi al sole; anche la tartaruga di acqua dolce (terrapin) fa bella mostra di sé su un sasso: sono molto fotogenici con questa luce.

Ma è già ora di tornare allo Stone Camp, qui ci aspetta un ricco brunch, in effetti il safari ci ha messo una discreta fame!

Subito dopo facciamo check out, prendiamo i nostri bagagli, salutiamo i nostri compagni di safari e partiamo; la Mkhaya Game Reserve con i suoi animali e i suoi cottage in pietra ci ha affascinato, torneremo sicuramente prima o poi!

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

  • Il Triangolo
  • La Valle Nascosta
  • Lago Ndutu
  • Le pianure di Kusini
  • La Gola di Olduvai
  • Le Pianure di Matiti e le Colline Gemelle