Il popolo Mbugwe

I Mbugwe sono di origine Bantu, sono un piccolo gruppo etnico composto da circa 40.000 persone che vivono nella zona centro-settentrionale della Tanzania, nella zona in prossimità del Lago Manyara.
 
Le loro tradizioni orali narrano che sono originariamente legati al popolo Rangi che viveva nella regione Dodoma, nella Tanzania centrale; ma, nel corso dei secoli, i Mbugwe si spostarono più a nord alla ricerca del sale dei laghi alcalini, tipici della zona dove ora risiedono: il loro territorio confina con il Parco Nazionale del Tarangire, il lago Manyara e con la scarpata della Great Rift Valley.
 
I Mbugwe confinano con i Masai e i Datoga che sono popolazioni di origine nilotica, questo fa si che i Mbugwe vivano in una situazione di isolamento linguistico; da qui anche la preoccupazione che la lingua dei Mbugwe possa scomparire per sempre, a tal proposito viene studiata perché non cada in disuso in conseguenza del fatto che sono gli unici a parlare una lingua di origine Bantù nella regione.
 
I Mbugwe hanno due caratteristiche fisiche che li rendono facilmente individuabili: i buchi alle orecchie molto accentuati e le marcature facciali come i loro vicini Datoga.
 
I villaggi Mbugwe, incastonati tra la savana e la Great Rift Valley, sono costituiti da capanne dal tetto piatto, costruite così per resistere meglio ai forti venti che spazzano le pianure.
 
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Le capanne sono costruite con tronchi e rami di alberi intrecciati e “cementificate” con fango e sterco di vacca, il tetto invece ha una struttura più leggera creata intrecciando gli steli del miglio.
 
Le capanne al loro interno sono suddivise in più ambienti, la zona notte, la cucina e a volte una piccola stalla per gli animali.
 
L’agricoltura è l’attività principale dei Mbugwe che coltivano prevalentemente riso, mais, miglio, girasoli, arachidi, cotone e fagioli; però solitamente possiedono anche alcuni capi di bestiame, soprattutto bovini e caprini, per la produzione di latte e per la carne.
 
Il bestiame viene tenuto in prossimità delle capanne per evitare i furti da parte delle popolazioni confinanti, alcune capanne, questo avveniva soprattutto in passato, hanno una stanza, come una piccola stalla, per tenere gli animali durante la notte.
 
Le donne intrecciano stuoie con cui rivestono i pavimenti delle capanne e grandi cesti utilizzati per immagazzinare e conservare il riso ed il mais; questa è un’attività molto importante per questa popolazione.
 
La maggior parte dei Mbugwe continua a praticare la religione ancestrale e ad utilizzare le piante e cespugli per la medicina tradizionale.
 

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

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