il popolo Halaba o Alaba

Il popolo Halaba vive in un territorio, compreso tra il Fiume Bilate e il Lago Awassa o Awasa, che si trova a circa due ore di auto a sud di Addis Abeba; parlano una lingua, l’Halabissa, che fa parte delle lingue cuscitiche del gruppo afro-asiatico.

Gli Halaba sono fondamentalmente dediti all’agricoltura, all’allevamento e all’apicoltura grazie anche al terreno che è adatto alla coltivazione di quasi tutti i tipi di colture, dai cereali, agli ortaggi e alla frutta; le principali colture da reddito comprendono mais, teff, grano e fagiolini.

In passato l’allevamento era l’unica fonte di sussistenza di questa popolazione, tanto che il termine Halaba deriva proprio dalla parola “halabata” che significa “coloro che mungono il bestiame”.

La società Halaba è divisa in clan e utilizza un sistema amministrativo e giudiziario tradizionale denominato Serri Dagnomata secondo il quale se un clan o più clan hanno un problema da risolvere dovranno discuterne insieme in un’assemblea, l’Ogate, presieduta dagli anziani del villaggio.

Questa assemblea viene tenuta in un luogo specifico conosciuto come Ogate Halla, che significa all’ombra del grande albero.

La famiglia costituisce l’unità principale della società Halaba, è una famiglia di tipo esteso, costituita dal marito, dalla moglie, o dalle mogli, visto che si tratta di una società poligama, e dai figli.

I ragazzi aiutano la loro famiglia allevando il bestiame, coltivando la terra e raccogliendo il miele, mentre le ragazze di solito aiutano le loro madri a prendere l’acqua, a raccogliere legna da ardere e a svolgere le faccende domestiche; le ragazze sono anche responsabili della cura dei fratelli minori.

L’assistenza e l’aiuto ai genitori da parte dei figli e delle figliecontinua anche dopo il matrimonio di questi ultimi e dopo aver stabilito la propria famiglia; continuano ad aiutare i loro genitori e parenti durante la loro vecchiaia, in caso di malattia e quando hanno problemi di difficile soluzione.

Le capanne degli Halaba hanno una forma circolare, con un tetto alto, conico e ricoperto di paglia, la costruzione avviene issando un alto palo di legno al centro di quella che sarà la capanna, la sua funzione è quella di reggere il tetto.

Internamente la capanna è suddivisa in due sezioni, una sezione destinata ad ospitare utensili da lavoro ed il bestiame durante la notte ed un’area destinata ai membri della famiglia.

La zona residenziale è solitamente dipinta e ospita gli oggetti tradizionali che vengono utilizzati per la preparazione dei cibi; questi oggetti vengono realizzati in ceramica, in legno o vengono ricavati dalle zucche che spesso sono utilizzati come recipienti o contenitori per i liquidi come latte e miele.

La capanna tradizionale non ha finestre e la luce filtra solamente dalle due porte presenti nella sezione bassa della capanna.

Gli Halaba hanno una particolare propensione a dipingere i muri delle loro case con uno stile unico e inconfondibile; decorare le loro case, sia all’interno che all’esterno, è una tradizione ormai consolidata, i dipinti descrivono i gusti del padrone di casa, la sua vita, la sua religione o i suoi sogni e i suoi desideri.

Nero, bianco e rosso sono i colori tradizionali che vengono utilizzati per dipingere i muri delle case, mentre i disegni più ricorrenti sono i fiori e piante, come l’enset o “finta banana” una pianta edibile molto diffusa in Etiopia, scene di vita quotidiana, come ad esempio la mungitura, o scritte con frasi religiose.

Ogni anno, durante la stagione delle piogge, questi dipinti si danneggiano e quindi devono essere restaurati o rifatti da zero.

Una casa decorata rappresenta anche uno status symbol, è infatti un segno identificativo di ricchezza nella comunità degli Halaba.

Oltre alle case dipinte c’è un altro elemento che rende immediatamente riconoscibili gli Halaba: il Koomita, un enorme cappello a cilindro molto alto che viene usato da ragazzi e adulti per proteggersi dal sole e dalla pioggia.

ethiopia halaba

La circoncisione, sia maschile che femminile, viene praticata come principale rito di passaggio; secondo la tradizione degli Halaba i ragazzi e le ragazze non possono sposarsi prima di essere circoncisi.

Il rituale viene praticato all’età di 8 anniper entrambi i sessi,il giorno viene deciso dai genitori, all’inizio della stagione estiva.

Prima della cerimonia della circoncisione i genitori e i parenti degli iniziandi devono preparare scorte di cibo e bevande da offrire a coloro che parteciperanno alla festa, devono inoltre costruire un letto speciale, sollevato due metri da terra, per proteggere e isolare i circoncisi dal contatto con la sabbia, la polvere e dagli escrementi dei bovini, che trascorrono la notte nella capanna, evitando così possibili infezioni.

Nella cultura degli Halaba il periodo della circoncisione dura in totale sei mesi.

Dopo quattro settimane dalla circoncisione gli iniziati si ritrovano in un luogo chiamato Neketa, che solitamente si trova all’ombra di un grande albero, qui verrà dato loro un nuovo nome e impareranno le danze e i canti tradizionali e anche ad utilizzare i bastoni per combattere.

Il termine del periodo di sei mesi del ritualeviene ufficializzato con una festa, Falla, durante la quale viene sacrificata una pecora e le ragazze circoncise, aiutate da un’anziana, cucinano la carne e la distribuiscono ai compagni maschi.

Il combattimento tradizionale con bastoni,o Huluka, è una delle tradizioni indigene degli Halaba; questo combattimento viene eseguito dai ragazzi circoncisi al termine del periodo Neketa e dopo la festa di Falla.

Durante il combattimento con i bastoni, i ragazzi devono mostrare il loro valore, il loro coraggio e la loro forza maneggiando un bastone lungo circa 2 metri che, nella lingua degli Halaba, viene chiamato Legaa.

Gli Halaba hanno alcune credenze o superstizioni legate al matrimonio.

Quando il futuro sposo e i suoi parenti si recano a casa della famiglia della sposa, per chiedere la benedizione e l’approvazione al matrimonio da parte della famiglia di lei, sono molto attenti ad osservare se, lungo il percorso che devono compiere, si verificano eventi di buono o di cattivo auspicio.

Incontraredonne che portano vasi pieni d’acqua, essere accolti in una casa nel momento in cui viene preparata la cerimonia del caffè o incontrare ragazze non sposate sono tutti segni di buon auspicio e fortuna futura; giungere alla casa della ragazza mentre questa pulisce la casa, incontrare una donna sposata, vedere un lupo che attraversa la strada o non trovare la ragazza in casa sono tutti segni di sfortuna.
 

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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