Il cimitero dei cavalli nel Parco Nazionale di Dorob

Non lontano da Swakopmund, in Namibia, più precisamente a 4 km a sud del fiume Swakop, si trova una sorta di cimitero di cavalli, sono i resti, ormai ridotti a un cumulo di ossa, di più di 1000 equini; solo un limitato numero di persone possono avventurarsi fino a qui, solitamente guidando un quad o un’auto 4×4

Per molto tempo ci si è domandati da dove provenissero questi equini e come mai si trovassero tutti radunati nello stesso punto.

Sono state formulate varie teorie e diverse storie e leggende sono state raccontate in merito a questo ritrovamento; oltre al fatto di essere tutti radunati nello stesso luogo, un’altra curiosità misteriosa riguarda il fatto che nel teschio dei cavalli c’è un buco, compatibile con quello di un proiettile.

Una delle storie che, per diverso tempo, è stata la più popolare narrava che questi cavalli fossero stati abbandonati qui dalle truppe tedesche della Schutztruppe durante la seconda guerra mondiale e che fossero morti in seguito a qualche epidemia non identificata.

Un’altra teoria invece racconta che questi cavalli siano morti in seguito ad un avvelenamento oppure per mancanza di cibo o acqua.

Ma queste ed altre storie non spiegano come mai questi animali abbiano un foro di proiettile nel cranio o come mai ne siano morti così tanti e tutti insieme; inoltre non era mai stato provato che fossero davvero i cavalli della Schutztruppe o se invece fossero appartenuti alle Forze di Occupazione Sudafricane (South African Occupation Forces).

La riposta a questo mistero è stata trovata negli archivi militari in Sudafrica, e precisamente nel testo di un telegramma che venne mandato il 15 maggio 1916 dal ministro della difesa, che aveva il suo ufficio a Johannesburg, al Parlamento, che invece si trovava a Pretoria.

Il testo del telegramma è il seguente: “1695 cavalli e 944 muli sono stati soppressi vicino a Swakopmund in conseguenza ad una epidemia di farcino (glanders) che si diffuse tra gli animali delle Forze di Occupazione Sudafricane (South African Occupation Forces) che erano state condotte sulla costa namibiana durante il mese di ottobre.

Sono stati intrapresi tutti i provvedimenti per trattare il farcino e per risolvere la problematica.

Appena venne ricevuta la notizia che in Namibia era scoppiata l’epidemia, venne inviato un ufficiale veterinario da Cape Town, a bordo della SS British Prince, con un liquido utilizzato per diagnosticare il farcino. 

Sfortunatamente la nave naufragò e l’ufficiale veterinario arrivò a Swakopmund con 10 giorni di ritardo.

Gli animali, che mostravano i sintomi tipici del farcino, vennero immediatamente soppressi dall’ufficiale; mentre agli altri è stato effettuato il test per appurare se fossero o meno stati contagiati, coloro che risultarono positivi al test vennero soppressi per evitare la diffusione della malattia.”

Il farcino è una malattia cronica e fatale, i sintomi sono tosse, polmonite e linfonodi gonfi, solitamente colpisce cavalli già malati o debilitati o quando le condizioni igieniche non sono buone; può essere mortale anche per l’uomo, l’unico modo per controllarne la diffusione è di sopprimere gli animali infetti.

Questa è la conferma che i cavalli non erano dell’esercito tedesco, anche perché i militari tedeschi avevano già lasciato le coste della Namibia da cinque mesi, dopo il trattato di pace di Khorab del 9 luglio 1915, quando i cavalli vennero soppressi.

Oltre al telegramma è stata trovata un’altra prova: il 17 maggio 1916 il generale Louis Botha, il Primo Ministro dell’Unione Sudafricana e Comandante in Capo delle Forze Armate, è stato interrogato in parlamento in merito a quanto successo nei pressi di Swakopmund.

I cavalli morti vennero seppelliti nella sabbia e li rimasero per diversi anni, ma le dune mobili del Namib Desert, spostandosi continuamente sospinte dai venti, disseppellirono i resti dei cavalli; ancora oggi le dune si spostano ed a volte coprono e altre volte scoprono le innumerevoli ossa e teschi bianchi dei cavalli.

namibia

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Si tratta di una gola scavata nella roccia dagli agenti atmosferici e modellata dall’acqua del fiume; dal punto di vista paesaggistico è un bel canyon, come se ne possono trovare in diverse parti del mondo, con un grosso monolite che ricorda un po’ quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.
 
Ma quello che rende unica questa valle sono stati i ritrovamenti che sono stati fatti in questa zona, grazie ai quali è considerata la culla dell’umanità.
 
Qui sono stati fatti dei ritrovamenti fossili molto importanti tra cui le impronte di Laetoli e i resti di alcuni nostri antenati, fino all’australopiteco boisei.
 
Sono stati ritrovati fossili di alcuni animali e incisioni rupestri disegnati milioni di anni fa, che ritraggono la Grande Migrazione; a testimonianza del fatto che questo fenomeno si verifica da moltissimo tempo.
 
C’è un museo e un visitor center dove si può scoprire molto sulle origini del genere umano.
 
Qui vivono anche diversi animali come le giraffe, le tartarughe leopardo, le agame, le gazzelle di Grant, gli gnu e i dik dik; però non è uno dei posti migliori per avvistare la fauna, chi si reca qui lo fa esclusivamente per il paesaggio e per approfondire la conoscenza dei nostri antenati.
 

Le zone del Serengeti Meridionale

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